2° international symposium on Rotary Wings

pubblicato in: eventi anno 2015 | 0
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CASA DELL'AVIATORE
VIALE DELL'UNIVERSITA', 20 - 00185 - ROMA (RM)
CESMA
19 NOVEMBRE 2015
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Sono passati tre anni dal primo simposio internazionale sull’ala rotante, il 22 novembre 2012. Nel frattempo l’Italia ha cambiato tre governi, attraversato una gravissima crisi economica e si è ritrovata a fronteggiare un inasprimento di problemi nazionali e internazionali, come l’immigrazione e il terrorismo. Il 19 novembre, il CESMA ha organizzato un secondo simposio sul futuro dell’elicottero presso la Casa dell’Aviatore. A introdurre il convegno, il generale Giovanni Sciandra, presidente dell’Associazione Arma Aeronautica e il generale Nazzareno Cardinali, direttore del CESMA. Nell’introduzione sono stati ricordati i due colleghi caduti meno di un mese prima durante il volo prova di un convertiplano, un ibrido elicottero-velivolo : il colonnello Pietro Venanzi e il collaudatore americano Herbert Moran. È stato ricordato anche il professor Franco Persiani, per molto tempo membro del comitato tecnico-scientifico del CESMA e venuto a mancare recentemente, che avrebbe dovuto presenziare all’apertura del convegno. Sono stati ringraziati inoltre i vari sostenitori : Università di Bologna, CIRA e AIDAA, gli sponsor Agusta Westland, Boeing, Elettronica e i media-partner Air Press e AOS.

Ha preso la parola il tenente colonnello Claudio Castellano, coordinatore del convegno, già istruttore per la linea elicotteri ed impiegato in missioni fuori area in Bosnia, Iraq e Libano. Castellano ha posto l’attenzione sul sottotitolo del simposio, “Una risposta flessibile a scenari complessi”, facendo notare la vastità del settore dell’ala rotante e il numero di argomenti e approcci spesso contrastanti sull’impiego del mezzo elicottero, dovuti proprio alla sua flessibilità. È intervenuto quindi il generale di D.A. Fabio Molteni, comandante del Centro Sperimentale Volo : «Lo scenario di fronte a noi è assai complesso : se prima eravamo abituati a scontri tra blocchi contrapposti, con le nuove organizzazioni terroristiche è venuto meno il concetto stesso di territorio. L’opinione pubblica influenzata dai mass media è una variabile da tenere conto, così come il coinvolgimento del mondo civile per tematiche come ambiente, soccorso e immigrazione. Oggi la tecnologia non è più trainata dal mondo militare, ma è richiesta su vasta scala in ambito civile. Bisogna operare in luoghi sempre più lontani e caratterizzati da situazioni ambientali estreme, come zone deserte e poli. L’elicottero da questo punto di vista è uno strumento versatile e validissimo sin dalla nascita, per le necessità operative sia civili che militari che con le sue prestazioni può soddisfare. È nato, non dimentichiamolo, 30 anni dopo l’aeroplano, il velivolo che ora viene chiamato ad ala fissa in contrasto con l’ala rotante. È necessario quindi adattare il mezzo elicotteristico a scenari complessi. Come sarà l’elicottero del futuro? Probabilmente ancor più versatile di quanto sia ora, adattabile alle varie necessità operative, modificandone la configurazione e impiegando equipaggiamenti facilmente imbarcabili.

Si potrebbe installare una sonda per il rifornimento in volo per estendere il raggio d’azione, incrementare la capacità di operare in sicurezza anche durante la notte fonda. Si potrebbe dotare di capacità antighiaccio e si potrebbe ridurre il rumore, anche in ambito civile per ridurre l’impatto ambientale, anche se è difficile per le sue caratteristiche fisiche : limiti fisici come quelli dell’ala rotante stessa, che andando incontro all’aria ha difficoltà ad aumentare la propria velocità oltre al limite fisico aerodinamico. Dovrà essere più leggero, meno suscettibile ad essere individuato e intercettato e meno vulnerabile. Oggi è ancora troppo costoso e troppo complesso da manutenere, dovrà essere più affidabile, sicuro e confortevole, magari anche più facile da pilotare. Attenderemo la risposta delle industrie alle nostre richieste».

In sostituzione del professor Persiani, è intervenuto il professor Luigi Vigevano del Politecnico di Milano, presentando gli sviluppi tecnologici attuali dei programmi strategici statunitensi ed europei e menzionando i nuovi tipi di elicottero compound e convertiplano.

Degni di nota i miglioramenti apportati all’elicottero “Bluecopter” dotato di tecnologie “green” per ridurre le emissioni di CO2 e quelle acustiche : bimotore, il Bluecopter volerà con un solo motore a pieno carico invece di utilizzarli entrambi a carico ridotto. «Gli Stati Uniti – ha spiegato – hanno una flotta che considerano usurata dopo l’impiego massiccio di elicotteri in Afghanistan e Iraq : necessitando di un ricambio, hanno lanciato il Future Vertical Lift program per capire quali velivoli adottare nel futuro. Come passo intermedio hanno lanciato il progetto Joint Multi-Role, che non ha lo scopo di produrre prototipi ma di far volare dimostratori tecnologici per poter fare scelte oculate e capire se è possibile mettere in piedi un’architettura comune per le diverse tipologie e taglie di elicottero. Nel 2014 sono stati scelti i progetti dei consorzi Sikorsky-Boeing e Bell-Lockheed, i cui dimostratori voleranno nel 2017. Altro programma sperimentale, finanziato dalla DARPA, è il VTOL X-plane, con l’obiettivo di raggiungere i 300 nodi di velocità. La Sikorsky e Lockheed Martin propongono il velivolo “tailsitter” con decollo verticale e volo come velivolo ad ala fissa. Altra proposta viene dalla Boeing, il PhantomSwift, con doppio rotore inserito nella fusoliera e doppia elica intubata. La Aurora propone il LightningStrike, un velivolo futuribile che sfrutta la propulsione elettrica.