La crisi delle banche : come siamo giunti a questo punto

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“Il denaro perde sempre più valore, i beni di consumo continuano a rincarare, il potere di acquisto delle pensioni diminuisce, i risparmi vengono cancellati e aumenta la povertà nel mondo. È un processo già in corso e inarrestabile, potrebbe cambiare con un radicale sovvertimento del sistema monetario ma non ci sono indicazioni che ciò avvenga nel futuro prossimo”. Sono alcune delle riflessioni contenute in uno degli ultimi libri dell’Avv. Nicola Walter Palmieri, già Ufficiale dell’Aeronautica Militare italiana (Corso Pegaso 2° dell’Accademia Aeronautica) e legale di BASF Corporation, Montedison e Parmalat, insegnante di materie giuridiche ed economiche, residente in Svizzera e autore di numerose pubblicazioni di carattere socio-economico. L’avvocato Palmieri è stato relatore il 10 marzo della conferenza del CESMA “La crisi delle banche”, presso la Casa dell’Aviatore. Proprio la citazione sopra riportata messa opportunamente nell’invito alla conferenza per suscitare interesse nel potenziale uditore, ha precisato il gen. Naldi, ha sollevato alcune perplessità da parte della dott.ssa Ildegarda Ferraro, responsabile dell’Ufficio Rapporti con la Stampa dell’Associazione Bancaria Italiana.

Prontamente invitata ad intervenire per fare da contraltare al nostro relatore si è fatta rappresentare dal dott. Gianluca Smiriglia al quale il gen. Naldi ha consentito di concludere la serata con un suo intervento. Prendendo lo spunto, poi, dai titoli di alcuni quotidiani del giorno, il generale ha evidenziato come il problema della crisi bancaria non possa essere negato anche se esso deriva, come ben sottolineato in una pubblicazione dell’Avv. Palmieri, da problematiche internazionali e da una situazione economica disastrosa.

L’Italia, infatti, ha perduto con l’euro la sua sovranità monetaria non essendole più possibile ora fare ricorso alla svalutazione per rivitalizzare la sua economia. Ha perduto la sua sovranità economica e, da ultimo, la sua sovranità fiscale visto che, di fatto, vengono “suggerite” all’Italia le misure fiscali da adottare. Infine, prima di cedere la parola all’avv. Palmieri, il gen. Naldi ha convenuto con quanto afferma nel suo testo già citato in cui si sottolinea la dicotomia esistente tra classe politica e Paese nonché la generale collusione tra economia e politica. Ha poi preso la parola l’avv. Palmieri : “C’è una citazione, attribuita a JosiahStamp, un direttore della Banca d’Inghilterra, che recita così : ‘Le banche sono nate nell’iniquità e nel peccato. I banchieri sono i padroni della terra : se gliela portate via ma lasciate loro il potere di creare denaro, se la ricompreranno. Se volete continuare ad essere schiavi delle banche, continuate a dar loro soldi.

Che siano o meno di Stamp queste parole, comunque oggi non possiamo farle nostre per come siamo messi». Pur di impostazione liberale, Palmieri è fortemente critico nei confronti della degenerazione del capitalismo e del sistema bancario, che ha tentato di spiegare mediante cenni storici su nascita ed evoluzione delle banche. Tutto iniziò quando gli orafi, che custodivano oro e oggetti preziosi dei loro clienti, iniziarono a utilizzare parte dell’oro nei loro depositi per investimenti e finanziamenti in conto interessi, iniziando a diventare banche vere e proprie. Le banche che invece si attennero al concetto di mantenere i depositi senza investire, per non rischiare di non poter restituire il denaro ivi depositato, furono poche e fallirono. «Per un secolo, tra il Congresso di Vienna del 1815 e la prima Guerra Mondiale del 1914, c’erano le riserve auree e il cosiddetto standard dell’oro. La cartamoneta era convertibile in oro, il quale poteva essere liberamente importato ed esportato. I paesi che stampavano denaro avevano questa garanzia. Dopo questa fase è cambiata la ‘base aurea’ con il sistema del goldexchange : la convertibilità non era più solo in oro, ma anche in valute ritenute forti come il dollaro e poi la sterlina, da cui discendevano poi tutte le altre. Fu durante gli accordi di Bretton-Woods del 1944 che i ministri della Finanza concordarono definitivamente lo standard del dollaro, che divenne quindi la valuta principale : il tasso di cambio veniva stabilizzato ad un valore fisso rispetto al dollaro. C’era però chi si mise, ad acquistare l’oro a tot dollari l’oncia per poi rivenderlo sul mercato parallelo ad un prezzo maggiore.

Ciò non piacque al presidente Nixon che, con gli Stati Uniti già pesantemente indebitati per l’aumento della spesa pubblica, puntò sul patriottismo al grido di ‘Gli stranieri ci stanno sfruttando! È in pericolo l’integrità del dollaro!’. E così nell’agosto del 1971 pose fine agli accordi di Bretton-Woods abolendo la convertibilità in oro e imponendo un dazio del 10% su tutte le importazioni negli USA. John Connally, segretario nixoniano al Tesoro, rispose alle critiche dicendo ‘Il dollaro è la nostra valuta, ma il vostro problema’. Come a dire, insomma, arrangiatevi voi».

Dopo la Grande Depressione, la nuova legge bancaria del 1933 aveva stabilito che le banche commerciali non dovessero fare investimenti, e che le società di investimenti non dovessero agire come banche commerciali, onde evitare che l’economia reale fosse esposta al pericolo di eventi finanziari negativi. «Le banche ovviamente protestavano, poiché volevano continuare a fare un po’ di tutto senza limiti o separazioni. Furono accontentate da Ronald Reagan nel 1986 : tutte potevano fare tutto, a patto che non si superasse il 10% del fatturato. Questa quota fu aumentata da Clinton al 25%, finché nel 1999 fu definitivamente abolita la legge del ’33 che separava le banche dalle…bische». Il sistema bancario è quindi gradualmente diventato una finanza da casinò. Cosa che nel medio termine ha portato all’insolvenza nel mercato dei mutui sub-prime e alla crisi del 2007 : una crisi innanzitutto di liquidità, principalmente per quanto riguardava gli investimenti immobiliari. Palmieri ha spiegato i concetti di repressione finanziaria, il mantenere gli interessi ricevuti da un risparmiatore al di sotto del tasso di inflazione rischiando però di far perdere valore ai risparmi, e di cartolarizzazione, con cui si impacchettano bond o derivati per creare i CDO (collateralizeddebtobligations), dei prestiti obbligazionari emessi in varie tranche. A tali tranche venivano date le pagelle sul loro valore e la loro rischiosità di investimento da apposite società di rating. Le agenzie di rating, ha spiegato Palmieri, «sono composte da ragionieri e commercialisti che danno opinioni sui bilanci, tutto qui. Tuttavia si arrogano diritti che a loro non spettano, peraltro spesso sbagliando e correggendo il rating in corsa: nel 2007 passarono dalla tripla A alla C, come se nulla fosse, semplicemente : ‘Ah, ci siamo sbagliati!’. E invece di cacciarli a calci o chiedere loro di limitarsi a fare da consulenti, continuiamo a fare ciò che ci chiedono.

In America nel 2009 ci fu una commissione d’inchiesta il cui rapporto diede sostanzialmente alle società di rating degli “imbroglioni”. Stettero buoni per 6 mesi circa e poi ricominciarono». Il miliardario ed investitore Warren Buffett definì i derivati delle “armi di distrazione di massa”, una sorta di gioco d’azzardo legalizzato: si poteva scommettere su qualsiasi cosa, più persone potevano scommettere sulla stessa cosa, anche sulla solvibilità finanziaria di un individuo o un’azienda.

10 MARZO 2016

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